Letteratura, medicina, profumeria, psicologia. Questi sono alcuni dei settori in cui è germogliato uno dei fiori da sempre più apprezzati per
la sua bellezza e il suo profumo: il narciso. Ed è proprio a questo fiore che Giuseppe Squillace ha dedicato il suo nuovo saggio: Nel regno di Narciso. Fiore, profumo e pianta di un mito antico.

Insegnate di storia greca all’Università degli Studi della Calabria e autore di molti scritti di storia e di profumeria antica, Squillace ha
intuito come questa pianta rappresenti un suggestivo ponte tra mondo antico e moderno. Fu infatti Ovidio, con il suo celebre poema Le Metamorfosi, a rendere immortale la figura di Narciso. Nei suoi versi, il poeta ripercorre le vicende di questo giovane bellissimo ma troppo altezzoso, che rifiutava ogni corteggiatore. Sarà la dea della vendetta a punire la sua superbia facendolo innamorare della propria immagine riflessa in uno specchio d’acqua. Consapevole dell’impossibilità di questo amore, Narciso muore consumato dal dolore, lasciando al suo posto un “fiore giallo cinto da petali bianchi”. Questa è solo una delle versioni letterarie della favola di Narciso proposte da Squillace nel suo profumato excursus sulle origini e le valenze di questo mito. Scopriamo così che il nome narciso deriva dal greco nárkē, che significa “sonno”, da cui anche il termine “narcotico”.

Il profumo del narciso è in effetti intenso e inebriante, ragione per cui è stato sempre apprezzato nella produzione di fragranze. Come già ci ha abituato nei suoi libri dedicati alle tecniche e ai ricettari di profumeria del mondo antico, Squillace approfondisce l’uso del narciso nella produzione profumiera dell’epoca greca e romana. Ricorda inoltre alcuni capolavori della profumeria moderna, oltre 100 anni di creazioni che contribuiscono a eternare il mito del bellissimo fanciullo innamorato di sé. Inevitabilmente, in questo percorso Squillace sfiora anche le turbolente acque della psicanalisi dove il Narciso che è dentro di noi gioca un ruolo fondamentale nel nostro equilibrio. Come distorsione dell’amor proprio, può infatti diventare una parte ingombrante e oscura della nostra personalità.

Se Narciso era un giovane ripiegato in sé stesso, incapace di vedere e di amare gli altri, in natura diventa un fiore che, al contrario, penetra
la mente di chi lo annusa suscitando emozioni e stimolando memorie, fino a dare sollievo al dolore.
Dalle tinte di un contrappasso dantesco, il narciso sembrerebbe lasciarci così: catturati da una tragedia, risollevati dal suo profumo.

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