La principessa e la tuberosa

da | 1 Set 2020 | Profumi e oltre | 0 commenti

Da anni Smell Atelier forma all’ABC delle fragranze, avvicinando molti allievi alla conoscenza della semantica del profumo e delle tecniche compositive. Alcuni di loro hanno proseguito la propria ricerca creando dei progetti e mettendosi alla prova nel mondo magico, ma alquanto complesso, della profumeria. Ne è un esempio Caterina Zerini, che dopo aver intrapreso i tre moduli del corso Il Linguaggio del Profumo, ha realizzato nel 2019 una fragranza di fine corso, come dimostrazione finale delle competenze acquisite. Il profumo, intitolato Turandot, è stato presentato, insieme a quello degli altri studenti, durante la decima edizione di Smell Festival. Quest’anno Caterina ha deciso di dare vita a una prima produzione a tiratura limitata di Turandot per far conoscere il suo lavoro a una ristretta cerchia di persone, testando il livello di interesse e accoglienza. Per interpretare olfattivamente l’algida eroina dell’opera di Puccini, Caterina ha scelto la regina della profumeria: la tuberosa. Un fiore opulento che nella fragranza si illumina di cremosa carnalità e si discioglie in morbide nuance di legni fragranti. 

C’è un’immagine in particolare che emerge nei miei ricordi mentre indosso la fragranza: la copertina dell’edizione discografica della Turandot che vede protagonista una delle sue massime interpreti, Birgit Nilsson. Il costume di scena è quello disegnato per lei dal grande Cecil Beaton. Il capo della Principessa è cinto di gemme di gelido splendore, che incorniciano il suo viso di sontuosa e regale bellezza, mentre la veste preziosa si addolcisce nelle sfumature dorate e scarlatte della passione. Questo singolo fotogramma riassume nella mia immaginazione l’evoluzione del profumo Turandot di Caterina Zerini, che ha saputo trasformare lo spartito musicale in una equilibrata ed emozionante composizione olfattiva. Ho chiesto all’autrice di raccontarci il suo percorso.

 Innanzitutto, chi è Caterina Zerini?
Vivo da più di 50 anni sulle colline del Chianti in un paese vicino a Firenze con la mia famiglia. Dopo il diploma di liceo linguistico e il quinto anno di pianoforte al conservatorio, ho lavorato per diversi anni in un’importante azienda vinicola. Successivamente mi sono dedicata alla produzione di olio di oliva presso la mia azienda agricola e alla gestione di immobili turistici. Amante dei viaggi e curiosa nel conoscere le diverse etnie, in passato ho viaggiato molto cercando di capire, anche attraverso gli odori, le loro diversità.

Quali sono i tuoi primi ricordi olfattivi?
Da bambina sgattaiolavo in camera di mia zia a rimirare il suo profumo a cui ancora oggi rimango fedele. Mi incantavo a osservare la bottiglia, così elegante e femminile, che racchiudeva quel magnifico profumo dal colore giallo oro. Da bambina non avevo idea né della famiglia olfattiva né delle materie prime usate, ma era l’emozione olfattiva che come una calamita mi portava a inebriarmi di questa fragranza tutte le volte che aprivo il tappo. E mi catapultavo nel mondo dei grandi, delle Signore ben vestite, in cui il mio naso si riempiva di dolcezza, di opulenza, di quel senso di pienezza che questa fragranza sprigionava.

Lo studio del pianoforte mi ha permesso di condividere il grande amore di mio padre per la musica classica.

Perché hai dedicato il tuo primo profumo a Turandot?
Si tratta di un omaggio in forma liquida a mio padre che fin da piccola mi ha educato alla conoscenza della musica classica. Insieme ci perdevamo ascoltando le opere di Puccini in cui un po’ ci rispecchiavamo trovando vitalità, passione e potenza. Lo studio del pianoforte mi ha permesso di condividere il grande amore di mio padre per la musica classica. Come Puccini, anche il mio babbo amava la vita. Uomo burbero, ironico, passionale, deciso, di grande sensibilità e profondità intellettiva, mi è penetrato nelle corde più nascoste fino a diventare parte di me.

La tua fragranza si sviluppa come una fiaba olfattiva che racconta le trasformazioni della Principessa cinta di gelo. Come hai studiato questa evoluzione?
Ho cercato di trasformare in gocce i tre stati d’animo, i tre sentimenti che Turandot rappresenta nell’opera. Il neroli, che si sente già nelle note di testa del profumo, richiama una principessa algida di sentimenti, ma che si schiuderà all’amore e alla passione, sentimenti evocati da una tuberosa e una gardenia nel loro massimo splendore. La fragranza, così come l’opera, si conclude con un caldo abbraccio, tra la vaniglia e il sandalo.

Il profumo Turandot di Caterina Zerini presentato durante Smell Festival 2019 come lavoro di fine corso.

Il profumo fa parte della mia identità e del mio quotidiano.

Caterina Zerini e Martino Cerizza a Smell Festival 2019

 Come immagini il tuo percorso nel mondo della profumeria?
Al momento Turandot è la testimonianza di una passione che può concretizzarsi. È l’espressione del mio grande desiderio di far conoscere questa personale interpretazione della bella principessa. Ciò che mi sta gratificando di più è l’interesse che questa fragranza riesce a far nascere verso l’insuperabile musica di Puccini. Non mi reputo un naso, ma il profumo fa parte della mia identità e del mio quotidiano. Mi piace trasmettere in chiave olfattiva ciò che la musica rappresenta per me e sogno di poter affiancare a Turandot anche altre opere in un prossimo futuro.
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Per contattare Caterina Zerini: zerinicaterina@gmail.com

VUOI SENTIRE "TURANDOT"?

Offriamo ai lettori la possibilità di sentire il profumo di cui parla questo articolo. Il sample è gratuito, vi saranno addebitati i costi di spedizione. L’offerta è valida fino a esaurimento scorte.

IL LINGUAGGIO DEL PROFUMO

La nuova edizione del corso di profumeria di Smell Atelier inizia il 24 gennaio 2021

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